• Sostieni il V2-Day

  • Parlamento Pulito 2008

    Basta! Parlamento pulito
  • Get Firefox!

    Firefox 2
  • Ubuntu-it

    Ubuntu

  • Dal 28 Marzo in libreria
    Peter Gomez
    Marco Travaglio

Sostegno a Pino Masciari

Pino Masciari è uno degli imprenditori calabresi che hanno deciso di dire “no” alla ” ‘ndrangheta ” e per questo sta pagando. La sua storia va avanti dal 1997, quando fu sottoposto a un Programma Speciale di Protezione, insieme a sua moglie e ai suoi due bambini. È costretto a vivere in terra incognita, lontano da parenti, amici, conoscenti, nell’ombra. Le istituzioni non stanno facendo nulla di concreto per lui. Dalle forze dell’ordine a cui Pino denunciava le collusioni e i soprusi venivano parole che aumentavano il suo sconforto. Nei media, oltre a qualche piccolo servizio al Tg1 e a Report di qualche anno fa, della sua storia non se ne sente parlare. Per questo Pino il 31 Marzo è tornato in Calabria, nella sua terra di origine, senza scorta, in segno di protesta.

Persone come Pino Masciari ci servono vive. Il nostro Paese ha sempre onorato i suoi grandi uomini, ma solo dopo che non essi non c’erano più.
Noi non siamo come i media tradizionali, siamo più forti e non abbiamo paura. Questo è il suo sito: http://www.pinomasciari.org . Diffondete la storia di Pino Masciari perchè “Ogni persona in più che viene a conoscenza della sua storia gli allunga una vita di un giorno”.

Il Grillo ha parlato

Si mette in discussione la validità delle firme e non si citano neppure i contenuti dei referendum. Le richieste per i referendum sono state depositate alla Corte di Cassazione, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. I miei legali e i loro consulenti non hanno dubbi sulla loro validità. E’ il vecchio metodo fascista di colpire chi denuncia sul piano personale e di non parlare mai delle denunce.

E’ così che l’11 Maggio Beppe finalmente ci ha risposto. Rimango comunque dell’idea che avrebbe dovuto farlo alla prima e minima insinuazione sulla non validità delle firme. Noi organizzatori avevamo il diritto di venire a conoscenza delle posizioni di Beppe Grillo e del suo Staff.

Tutto è bene quel che finisce bene; è finita bene, ma l’amaro in bocca resta.

Adozione del software libero nella scuola italiana

Vi posto la lettera che ho consegnato personalmente al Dirigente Scolastico, al Vice Preside e alla Prof.essa responsabile del laboratorio di informatica.
Gent. Dirigente Scolastico Gent. Vice Preside Gent.ma responsabile laboratorio informatica
del Liceo Scientifico e Classico “Galielo Galielei”
di Piedimonte Matese

Oggetto: adozione del software libero

Gent. Dirigente Scolastico, Gent. Vice Preside, Gent.ma responsabile laboratorio informatica,

con la presente intendo mostrarvi dal punto di vista tecnico e da quello che io definiscomorale i vantaggi di una eventuale adozione nel nostro istituto del software libero.

Il software libero

Il software libero prende forma come movimento culturale attorno agli anni ottanta per merito di Richard Stallman, il padre fondatore del movimento GNU1 (acronimo ricorsivo che indica “GNU’s Not Unix”, “GNU Non è Unix”), in risposta a un continuo proliferare di programmi proprietari e chiusi. Il movimento del software libero e il movimento GNU, nacquero per preservare le libertà dei programmatori e degli utenti, minacciate da questa pratica di chiusura delle informazioni, pratica che, attorno agli anni ’60-’70, era poco utilizzata e i programmatori potevano scambiarsi idee e codice in tutta libertà. Il software libero è quindi un principio di libertà, non di prezzo. La libertà è la libertà dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, modificare e migliorare il software. Nella definizione canonica di software libero, sono identificati quattro livelli di libertà:

  • libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0);
  • libertà di studiare il programma e adattarlo alle proprie esigenze (libertà 1);
  • ibertà di distribuire copie del programma per aiutare gli altri (libertà 2);
  • libertà di migliorare il programma e rilasciare liberamente le modifiche apportate, cosicché tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3).

Un programma, per definirsi vero software libero, deve garantire tutte queste quattro libertà (è pratica comune degli informatici iniziare a contare da zero!). Lo sviluppo e la promozione del software libero sono compiti affidati alla Free Software Foundation (abbreviata in FSF), un’organizzazione no-profit fondata da Richard Stallman il 4 Ottobre 1985. La FSF gestisce molti progetti importanti per la difussione e lo sviluppo del software libero, come ad esempio la Licenza GPL.

L’aspetto “umano” del software libero

Molte persone si avvicinano per la prima volta per cercare di capire questa “cosa” chiamata software libero, e ne restano colpiti tanto da parteciparne attivamente. Ma che cosa fa scattare questa molla? Noi. È la nostra curiosità di capire come funzionano le cose, vedere da vicino e toccare “con mano” lo sviluppo di un progetto, aiutare altre persone nella risoluzione di problemi di qualsiasi natura, tecnica e non, a farci contribuire. Per molti è un fattore intrinseco: farlo per il semplice gusto di farlo, per aiutare altre persone e per far parte di questa comunità di persone. Queste persone valutano l’attività in quanto tale, per il divertimento o la sfida che questa implica o perché si sentono obbligate nel ricambiare la libertà che ricevono contribuendo alla vita stessa del software libero. Non sono da sottovalutare nemmeno gli aspetti economici che spingono delle persone a contribuire per il software libero: molte aziende di informatica assumo programmatori, e non solo, per lavorare attivamente in progetti legati al mondo del software libero. Il software libero non è secondo a nessuno, anzi, contribuisce ad allacciare rapporti tra le persone, anche di paesi e culture diverse dalle nostre, consentendo un libero scambio di idee e contribuendo così ad aumentare le nostre conoscenze e la nostra competenza. Il software libero è tutto questo, ma è anche molto di più: è una filosofia, è un pensiero, è una comunità, è una sensazione di libertà. Spiegare il software libero e il suo movimento non può essere fatto in poche semplici righe di testo, per capirlo profondamente bisogna viverlo.

Cosa rende migliore il software libero

Essendo un programma sviluppato secondo le “quattro libertà” (di cui sopra) modificabile da chiunque, qualsiasi sviluppatore o programmatore può apportare modifiche al programma, il che implica che il software sviluppato secondo questi “canoni” cresca e migliori in modo esponenziale in un arco di tempo relativamente breve, in quanto ognuno può modificarlo secondo le proprie esigenze, oltre a poter correggere errori nel programma. Ogni utente, infatti, ha la possibilità di segnalare eventuali errori nel codice: non appena uno sviluppatore o anche un comune utente (con le conoscenze adeguate) verrà a conoscenza di tale errore, il problema verrà risolto, rendendo il programma sempre migliore.

Perchè utilizzare il software libero nel nostro istituto

Ecco alcuni motivi per cui utilizzare il software libero nel nostro istituto:

  • configurare in tempi rapidi tutti i computer dell’istituto
  • disporre immediatamente di tutto il software necessario per lo svolgimento delle lezioni
  • non avere alcun problema di virus o spyware che spesso causano rallentamenti dell’attività formativa.
  • disporre di una comunità italiana di supporto ben organizzata.

Ci sono però due aspetti del software libero per cui ne ritengo essenziale l’adozione nel nostro istituto e sono di tipo economico e, potremmo dire, di tipo morale.
Non sono in possesso di dati certi riguardo al numero di postazioni pc presenti nell’intero istituto, tuttavia posso azzardare un calcolo indicativo di spese ipotizzando la presenza di 25 personal computer.
Una copia di Office Standard 2007 Italiano costa alla scuola € 64,001; una copia di Windows Vista Home Basic versione completa (versione più economica) € 199,99 (sconto del 33%)2. In totale, il costo per questi due software che sono installati sutti i pc dell’istituto è di: 64*25 + 199,99*25 = 6599,75 €.
Utilizzando software libero la spesa totale può essere pari a 0€.

L’aspetto morale è però quello più importante. Attualmente il 35% delle copie di Microsoft Windows installate a livello globale è illegale3, mentre in Italia la pirateria è attestata al 51%4. Questi dati mostrano come (con una consistente approssimazione per difetto) almeno un utente su tre utilizza una copia illegale. Tuttavia, lo studente si vede obbligato a procurarsi una copia dello stesso software utilizzato nelle attività formative a scuola, e, come i dati sopra citati mostrano, spesso lo fa per vie illegali. L’utilizzo di software proprietario a scuola è quindi, a mio avviso, uno dei principali fattori che contribuiscono alla diffusione di software cosiddetto pirata, soprattutto se si considera che agli studenti lo stesso software utilizzato a scuola costa a volte anche il 50% in più, in quanto acquistato per uso privato.
L’installazione di software libero nell’istituto significherebbe zero spese per gli studenti, e lo stesso istituto può distribuire copie legali (in quanto, come prima illustrato, è una delle caratteristiche del software libero) del software installato nei computer della scuola.
A disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento, porgo distinti saluti.

1. http://www.unitelm.it/pcdoc/index.asp
2. http://www.microsoft.com/italy/windows/shop/vantaggi.mspx
3. http://www.hwupgrade.it/news/software/microsoft-windows-vista-stop-alla-pirateria_18805.html
4. http://www.bloggiando.com/la-pirateria-software-subisce-un-calo/20070516
.

Rigrazio la comunità di ubuntu-it. Per la documentazione visitate Ubuntu@School (pagina alla quale ho contriubito anche io).

Il grande errore di Grillo

Da circa un mese è ormai stata sollevata la questione della effettiva validità delle firme raccolte per le tre proposte di referendum del V2-Day (cfr. Le proposte di referendum del V2-Day). La questione è molto complicata e ci sono vari tesi con relative interpretazione da parte di esperti e docenti di Diritto Costituzionale. Le due interpretazioni più complete le trovate nell’articolo Questione complicata di Ranieri “ultimo utopico”; non le riporto qui, perchè non è di questo che voglio discutere.

La questione che a me preme maggiormente è il rapporto che Grillo ed il suo staff sta avendo con gli organizzatori dei banchetti e, in generale, con tutti i sostenitori della sua iniziativa.
Nonostante pagine e pagine di articoli sulla Rete, trasmissioni radiofoniche e televisive (per ultima “Matrix”, dove il giornalista Facci propose la questione) abbiano fatto notare più volte al comico genovese alcuni problemi che potrebbero portare all’invalidazione delle firme, sia lui, sia il suo staff hanno continuato ad ignorare noi tutti. Inutili le e-mail inviate da alcuni organizzatori al suo staff, inutili i commenti al suo blog.
Per il momento ci accontenteremo di uno dei suoi vaffa, che tanto sperpera a destra e a manca, per farci capire che ha preso in considerazione le nostre dichiarazioni.
Il rifiuto a rispondere e ad informare almeno noi sostenitori è ingiustistificabile, soprattutto per chi mette alla base delle sue iniziative la stessa informazione.

A prescindere da quale sarà il risultato finale della raccolta firme, il comportamento di Grillo è, a mio giudizio, assolutamente sbagliato e scorretto verso i suoi sostenitori.

Giù le mani dall’acqua

Vi giro un’e-mail invatami dal dott. Emilio Iannotta.

Gentili amiche, cari amici,
vi invito ad aderire on line, all’indirizzo http://www.politichesociali.it/petizione_acqua.php, all’iniziativa promossa dall’ ASSESSORATO ALLE POLITICHE SOCIALI DEL COMUNE DI NAPOLI, che ha l’obiettivo di impedire la privatizzazione dell’acqua.

Emilio Iannotta

GIÙ LE MANI DALL’ACQUA!!!

L’acqua potabile della Campania rischia diventare proprietà privata. Eni AcquaCampania, l’azienda che fornisce l’acqua nelle province di Napoli e Caserta, sta per essere acquistata da una triade societaria controllata dagli azionisti di minoranza: Caltagirone, la multinazionale Veolia e l’onnipresente Impregilo. L’azienda idrica è controllata dall’ente pubblico Eni attraverso una partecipazione pari al 50,5 %. Quote che stanno per essere cedute. In base ad accordi parasociali, le aziende private, per diritto di prelazione, acquisterebbero le quote Eni, determinando la privatizzazione delle sorgenti e dei pozzi potabili e della depurazione. L’acqua è un bene pubblico essenziale e non può essere gestito da soggetti con finalità commerciali o lucrative. Rischia di essere condizionata la vita di milioni di persone, determinando l’aumento delle tariffe, senza garanzie sulla qualità dell’acqua distribuita.

È necessario fermare la privatizzazione dell’acqua della Campania. Per questo ti chiediamo di sostenere questa battaglia con la tua firma. Il nostro obiettivo è chiedere al Consiglio regionale a trasformare in legge il ddl n° 75 che giace in consiglio dal 18/01/2006, dando vita alla società interamente pubblica Campaniacque per gestire, con ampie garanzie per le popolazioni, tutti i grandi impianti, le sorgenti e l’acquedotto campano. Per scongiurare il rischio della privatizzazione dell’acqua campana e di Napoli bisogna fare una scelta chiara a difesa di un essenziale bene pubblico. Non lasciamo che i cittadini vengano espropriati di una risorsa vitale.”

Le proposte di referendum del V2-Day

Vi spiego, una per una, le tre proposte di referendum del V2-Day per le quali si stanno raccogliendo firme in tutta Italia dal 25 Aprile e ancora per tutto il mese di Maggio.

1. Abolizione dell’ordine dei giornalisti. Questa proposta di referendum potrebbe portare a pensare che noi del V2-Day siamo contrari all’ordine dei giornalisti, ma non è così: noi siamo contrari all’attuale ordine dei giornalisti. Un ordine serio servirebbe. Un ordine serio consentirebbe solo a chi dà vere notizie di farne parte e di farlo lavorare, non a chi è servo; chi è servo non può stare nello stesso posto ed allo stesso livello di chi fa il suo lavoro e informa correttamente. E’ questo che ordine va abolito. Si è dimostrato che un ordine serio e professionale in questo Paese non è possibile averlo, e quindi va abolito, perchè informare è un diritto di tutti ma non non di chi distorce l’informazione a favore del suo padrone.

2. Abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. Tutti i giornali prendono i fondi per l’editoria. Ecco l’elenco fatto dallo stesso Beppe Grillo il 25 Aprile al V2-Day a Torino: Secolo d’Italia 3mln,La Padania 4mln, Europa 3,1mln, Liberazione Comunista 3,7mln, Libero 5,5, La Repubblica 12mln, Il corriere della sera 25mln, Avvenire 6mln, La stampa 7mln, Il foglio 3,5mln, Il riforminsta 3,4mln, Corriere mercantile 2,6mln, Il manifesto 4,4mln, Voce di Romagna 2mln, Il sole 24 ore 18mln, L’Unità 6,9mln, quest’ultima viene finanziata per 120.000 copie di cui vengono vendute solo 60.000, le altre 60.000 finiscono nelle discariche, è carta buttata, alberi segati inutilmente. Questi giornali vengono rimborsati con decurtazioni di tasse, agevolazioni sulla posta, la carta per un totale di 1 miliardo di euro all’anno.

Per aiutare i giornali a mantenersi basta fare come in tutti i paesi più evoluti in cui c’è un tetto della pubblicità nella televisione; in questo modo la pubblicità che non può essere fatta nella televisione va ai giornali, che vengono così finanziati.

3. Abolizione della Legge Gasparri. Il problema della televisione italiana è in gran parte causato da questa legge, che consente ad un privato di possedere ben 3 reti, nonostante lo stesso sia anche in al Governo. Oltre alle 3 reti private ci sono poi quelle di Stato, che, essendo tali, dovrebbero essere dei cittadini. E invece non è così, e non può esserlo finchè ci saranno esponenti politici nei consigli di amministrazione Rai. Per non parlare poi di Rete 4 che da anni occupa le frequenze assegnate ad Europa7 che ha vinto tutti i concorsi. E’ per questo che la Corte Europea di Giustizia ha previsto una nostra sanzione se la sua ordinanza non dovrebbe essere eseguita, a partire dal 2009 e con valore retroattivo dal 2006 di 300.000€ al giorno.

M4M – “Meetup for Monnezza”

Vi giro l’e-mail che ho inviato allo Staff di Beppe Grillo qualche giorno fa.

Caro Beppe, cari “amici di Beppe”,
ho pensato ad un’iniziativa e vorrei proporvela. L’obiettivo che si pone è rispondere alla domanda “dove sono destinati i nostri rifiuti e che percorsi fa la nostra “monnezza””? A tal proposito potremmo sfruttare il mezzo tra i più potenti a nostra disposizione: i Meetup. Potremmo seguire un camion dalla sua partenza in un determinato luogo, al suo arrivo, controllando tutti i tratti intermedi dai vari meetup locali. I gruppi di “sorveglianza” necessitano semplicemente di due persone, un autista ed un “cameraman”. Cosa ne pensate?

Cordiali saluti.